Il mio 2018

Il mio 2018 - Federico Fontolan

Il mio 2018

Incominciamo dal fondo: ho iniziato a scrivere questo post su un aereo, di ritorno dall’Oman. Il sole stava tramontando sul mare del Golfo Persico, mentre stavamo passando sopra il Kuwait, per poi entrare in Iraq. In aereo era già buio e si stava bene: non faceva troppo freddo e la gente era molto ordinata e silenziosa. Stavo leggendo il libro di Vialli, che consiglio a tutti: mi ha colpito profondamente e ne condivido ogni singola parola.

Stavamo tornando a casa da uno splendido viaggio in Oman.
L’Oman è un paese che, rinunciando agli eccessi post-petroliferi degli Emirati Arabi e all’integralismo esasperato di alcuni paesi confinanti, prima fra tutti l’Arabia Saudita, grazie ad un sultano illuminato che governa da oltre 40 anni, ha saputo abbinare ad una bellezza naturale e paesaggistica incredibile, un insieme di valori e di umanità che purtroppo dalle nostre parti abbiamo perduto. Si percepiscono in ogni granello di sabbia un benessere di fondo, una serenità, una gioia di vivere, una gentilezza, una lentezza, una generosità diffusa ed un rispetto per il prossimo, da noi sconosciuti.

Rispetto è un tema che mi sta molto a cuore e che ho ritrovato costante ovunque in questo viaggio.

Uscito rinforzato nel mio spirito da questa esperienza (nel mio fisico un po’ meno visto che non ho praticamente corso ed ho mangiato come un cesso) sorvolando queste terre desertiche ed aride ma ricche di materie prime e di storia, mi sono tornati vivi con molta tristezza i ricordi degli anni di violenza che hanno dovuto subire sia per guerre fratricide, sia per ingerenze occidentali.
Sono popoli martoriati ma fieri. Si rialzeranno ma, purtroppo, il rancore verso di noi sarà lungo da smaltire. E ce ne stiamo accorgendo a casa nostra.

Con questo velo di tristezza ripercorro mentalmente l’ultimo anno e, nonostante il 2018 sia stato un anno splendido per me, penso non lo sia stato affatto per il mondo e per l’Italia.
Da tanti anni il nostro declino morale è sempre più evidente. Probabilmente la lunga crisi economica ha fatto scattare dei meccanismi di autoprotezione molto simili a quelli che si erano visti durante la depressione degli anni 20 del secolo scorso e che hanno portato alla Seconda Guerra Mondiale. Il parallelismo che osservo da tempo mi preoccupa molto.

Ora ci troviamo con un mondo lacerato da tensioni locali, campanilismi, egoismi, rancori, mancanza di visione di lungo periodo e di prospettive. Muri.
Stiamo distruggendo l’Europa ed abbiamo consegnato le stanze dei bottoni a gente che rappresenta in massima istanza il frutto di questo declino morale. E ne sono molto triste.

Da un punto di vista puramente egoistico sono tranquillo perché, in fin dei conti, per me la cosa non è esageratamente drammatica: oggi Mariella ed io ci troviamo nella condizione privilegiata (abbiamo lavorato duramente per arrivare a questo punto, non mi si dica che siamo fortunati) di potere scegliere il luogo in cui vivere: abbiamo l’autonomia economica, professionale, linguistica e “da cose” di potercene andare nell’arco di pochi mesi.
E penso con tristezza alle persone che si fanno assorbire dal tritacarne dell’odio, che sostanzialmente hanno scelto di farsi modellare il pensiero solo dai social network. Mi fanno tristezza perché saranno proprio loro che, dopo aver scelto questa classe dirigente, ormai un po’ dappertutto nel mondo occidentale, ne subiranno sui denti tutte le durissime conseguenze. E non se ne potranno andare. Quando si pentiranno, se mai ne saranno in grado, sarà troppo tardi.

In Oman ho trovato gente molto più in linea con il mio attuale modo di vedere la vita, a dispetto di qualsiasi pregiudizio. Quando un omanita incontra una persona in strada, anche se non la conosce, la prima frase è sempre salam aleikum, che vuol dire “che la pace sia con te”. La risposta è sempre aleikum salam, che vuol dire “con te sia la pace”. E poi, prima di iniziare qualsiasi discorso chiede “come stai e come va la tua giornata”. Questo vale con chiunque, anche con i turisti.

Mi è capitato di impantanarmi come un pirla nella sabbia del deserto. Si sono fermati in due per aiutarmi e mi hanno tirato fuori. Se hai un problema, qualcuno ti aiuterà di sicuro. Se fermi una persona in strada, questa si ferma e ti ascolta.
L’idea che qualcuno possa violare la tua proprietà privata è molto remota: si lasciano ovunque le chiavi della macchina inserite nel quadro. Nessuno ti negherà mai una parola, un saluto, un sorriso. Con lentezza.

Un ragazzo ci ha offerto un caffè. E’ una cosa abbastanza comune da quelle parti. Consiglio a tutti di provarle il caffè omanita, perché ha profumi antichi, esaltati dal cardamomo, dalle spezie e dall’acqua di rose. E’ sempre accompagnato da un cerimoniale profondo e dai datteri, che vanno aperti solo con la mano destra. Si sta seduti tutti intorno alla caffettiera, per terra, si conversa per alcuni minuti e la parola d’ordine è lentezza.
Alla mia richiesta di pagare il caffè che avevamo appena gustato, il ragazzo, di cui non ricordo il nome, mi ha risposto con questa semplice frase, che mi ha disarmato, pronunciata con un bellissimo sorriso sincero: your smile makes me richer than any money you can give me.

“your smile makes me richer than any money you can give me”

Ecco, questa frase, questo viaggio e la scoperta di questi valori che sono ormai miei, mi sono arrivati dritti al cuore perché è questo il mondo che voglio, non il nostro. Rappresenta la perfetta sintesi del percorso che Mariella ed io stiamo facendo e verso il quale non intendiamo più ritornare.
Lentezza (non quando corro ovviamente) e rispetto saranno le chiavi della mia vita. Imprescindibili.

A proposito di lentezza, nel 2018 sono riuscito a correre con costanza, a parte qualche raffreddore di troppo e qualche acciacco ad un ginocchio che non vuole passare.
Ho corso 1915 chilometri, camminato una media di 12.343 passi al giorno e consumato 2 paia di Saucony Iso. Mi segue sempre Fulvio Massini, un vero angelo custode.

La corsa più bella è stata in Oman, in un posto spettacolare, tra spiaggia, terra desertica e falesie. Mi sono inerpicato in cima ad una falesia a strapiombo sul mare per ammirare il tramonto, fin quando non ho visto in lontananza uno pseudo-cane del deserto che mi guardava minaccioso e, con una reazione del tutto priva di orgoglio, me la sono battuta a gambe levate. Al di là della belva assassina è stato proprio bello.
Ho corso una mezza maratona a Torino, sotto il diluvio universale. L’ho corsa come allenamento: non mi divertono le gare brevi.

Maratona di Venezia 2018Ho corso la mia decima maratona a Venezia in condizioni epiche. Alla partenza ha piovuto, quindi ero bagnato ed infreddolito, poi è uscito il sole ed avevo caldo. Lungo tutto il percorso c’era un fortissimo vento contrario. Costante e logorante.
Sul ponte che unisce Mestre a Venezia – per la cronaca è lungo 4 chilometri, infiniti – il vento si è fatto sempre più forte perché non c’era più nessuna protezione ed aveva la possibilità di scaricare in faccia a noi corridori tutta la sua irruenza. Lungo il ponte correvo in condizioni simil-Himalaya: un metro in avanti e due indietro.
E poi, quando pensavo che finalmente il peggio fosse passato entrando in Venezia – che è bella in qualsiasi condizione – lo schema del videogioco si è fatto sempre più difficile: alla pioggia ed al vento si è aggiunta l’acqua alta. Per cui abbiamo fatto un po’ di corsa ed un po’ di acquagym. Ovviamente non ho fatto il mio personale.
Ho corso la mia decima maratona, in condizioni borderline, con il numero dell’anno di nascita di mio padre appiccicato addosso sul pettorale che conserverò per sempre. Emozionante.

Abbiamo trascorso alcuni giorni a Venezia, in un bellissimo appartamento, con l’acqua alta e con degli amici carissimi. Non avevo ancora visto Venezia con l’acqua alta. Dire che è bella in qualsiasi condizione è banale, ma tremendamente vero.
Ho scoperto che l’acqua alta si forma in determinate condizioni per le quali, il vento da Sud, combinato con gli effetti naturali della marea, fa sì che l’acqua entri tramite le tre bocche di accesso a Venezia e non riesca a defluire. In questo modo, con il vento che fa da tappo, la marea cresce e si crea l’acqua alta. In alcuni casi in misure normali, in altri, come nei giorni in cui eravamo lì, con altezze record. Il lunedì pere abbia raggiunto i 160 cm sul livello del mare, una delle quote più alte.
L’atmosfera con l’acqua alta è ovattata e surreale. Di notte fa quasi paura. La marea, solitamente in due ondate legate ai cicli lunari, è preceduta dai suoni delle sirene: il tipo ed il numero dei suoni indica la misura della marea ed il suo pericolo. La città viene invasa a macchia di leopardo, non essendo perfettamente livellata (San Marco è più in basso e si bagna sempre), vengono posizionate le passerelle nelle calle più importanti, ma servono a poco. I turisti fanno foto, specie Giapponesi e Cinesi e si prendono i raffreddori.
I veneziani se ne fregano e, bardati con i loro stivaloni verdi da pescatori, si fanno un cicchetto in osteria.
Quando la marea è alta fa danni notevoli e distrugge tutto. Le case non hanno cantine né pavimenti in legno; gli impianti elettrici sono posizionati in alto.
I veneziani, levigati da millenni di maree, aspettano che l’onda di piena passi, buttano tutto quello che si è rotto, puliscono, riaprono i negozi e ricominciano a vivere senza chiedere aiuto a nessuno. E poi si fanno un cicchetto.
Ci hanno insegnato la resilienza. Quella vera.

Come dicevo prima, lo scorso anno siamo riusciti a viaggiare parecchio: durante le vacanze di Natale siamo stati in Oman muovendoci in lungo ed in largo. Abbiamo visto posti magici, scoperto luoghi desolati, dormito nel deserto in tenda a capodanno (andando a letto alle 10, perché per me era molto più importante salutare il nuovo anno all’alba, facendo l’occhiolino al sole nuovo, sulla duna più alta), fatto il bagno (io molto poco perché l’acqua per me era fredda), mangiato per terra e con le mani, come fanno loro, con cibo speziato, con sapori profondi, bevuto il caffè con loro, imparato a togliere il nocciolo ai datteri con la sola mano destra, sorriso a tante persone che non conoscevo, riscoprendo il piacere di chiedere come va la giornata a persone sconosciute.

Spezie - Oman

Abbiamo visto la spiaggia dove depongono le uova le tartarughe, quelle vere. Percorrono oceani e tornano a deporre nella stessa spiaggia in cui sono nate e, con una fatica immane, cercano il punto migliore in cui scavare il nido nella sabbia. Di notte abbiamo assistito alla creazione del nido dopo la deposizione delle uova da parte di una tartaruga. Un gesto di grande delicatezza ed amore.
Come le migliori leggi del marketing ci insegnano, il tasso di conversione è bassissimo di circa il 3 per mille, per cui la stragrande maggioranza delle tartarughine viene falcidiata da predatori, selezione della specie, smarrimento sulla spiaggia. Ma quelle 3 su 1000 che ce la fanno, quando crescono, poi se la godono nuotando in mari meravigliosi e non ce n’è per nessuno. Squali grandi a parte.
Come dicono gli omaniti, questa è la natura. Inshallah!

In estate siamo stati in giro tra Cornovaglia, bassa Inghilterra e Normandia in camper, partendo dall’Italia.
Ormai con il camper siamo rodati e questa volta siamo partiti da Torino. Non ho nemmeno rotto il bagno e quindi abbiamo potuto sfruttarne tutte le potenzialità ?
Cornovaglia sicuramente bella, ma la Scozia, che abbiamo visitato l’anno precedente, ci è rimasta nel cuore e non c’è confronto. E poi non si può fare camping libero, quindi si perde tanto fascino. La birra è buona, le schifezze da mangiare anche.

Interntional Warwick school of ridingIn Inghilterra abbiamo visitato, dopo tantissimi anni, Janet, la mia amica che gestisce un centro di equitazione e da cui andavamo sempre d’estate quando eravamo ragazzetti.
Janet c’è ancora, il suo ranch anche, seppur cresciuto molto, lei sta bene e suo figlio Karl ora è un uomo e fa l’attore. E’ stato molto emozionante reincontrarli e passare qualche ora con loro. Ho passeggiato in lungo ed in largo per il maneggio, i dormitori, i box dei cavalli. Il tempo è rimasto sospeso e mi sono tornati in mente, potenti, gli stessi profumi e le stesse sensazioni, immutati. Ho parcheggiato il camper in mezzo allo yard ed abbiamo dormito nello stesso punto in cui, da ragazzo, facevo disperare Janet. Emozione pura.

A febbraio siamo stati a Palermo, ospiti di amici nuovi, persone splendide e nobili di spirito oltre che di titolo. Possiedono un palazzo che trasuda storia e fascino da ogni piastrella. Ci hanno accolto a casa loro e ci hanno fatto passare alcuni giorni da Signori. Palermo è splendida; i palermitani anche. Ci siamo persi per le vie della città e dei suoi mercati, immersi tra le sue atmosfere. Hertz ci ha regalato la ciliegina sulla torta e ci ha fatto girare con una macchina cabrio. Che ho aperto, ovviamente: non mi sono ammalato, strano.

Anche lo scorso anno siamo stati da Anna nella sua splendida casa in Toscana. Nessuno dovrebbe morire senza aver visto quel posto: è ingiusto. Anche se abbiamo dormito molto poco per Miu che ci faceva le fusa a tutte le ore ad un millimetro dal naso o scambiava le nostre panze per un tappeto elastico.

Siamo stati diverse volte da Zahra ed Andrea ad Agliano e, sempre con Anna, abbiamo fatto il solito giro autunnale in Francia, zona vini. Abbiamo trascorso un week end lungo in percorso circolare tra Borgogna, Champagne ed Alsazia: il mio fegato e Maria Letizia mi perdoneranno, perché ne è valsa la pena.

In Primavera abbiamo sfidato lo sciopero dei ferrovieri francesi e siamo tornati a Parigi, perché mancavamo da qualche annetto. Parigi ormai per noi è casa. Giro senza cartina.

Il 2018 è stato il primo anno intero senza macchina, scooter, bici, nulla. Siamo stati da Dio e, numeri alla mano, abbiamo speso MOLTO meno che se avessimo comprato una macchina per sostituire la Zucca. Non abbiamo rinunciato a nulla, abbiamo utilizzato tutti i mezzi di trasporto disponibili ed abbiamo guidato macchine della madonna. Tra cui:

  • 500 in ogni forma e misura: piccola, L, Trekking ed X
  • Smart a volontà, grandi e piccole
  • Ford Fiesta: piccola ma carina nel complesso
  • Fiat Qubo: ehm….
  • Renault Megane GT: un po’ truzza con tutte le sue luci colorate, ma confortevole e divertente
  • Nissan Quashquai ed Xtrail: non particolarmente belle, ma comodissime, fide compagne di viaggio
  • Opel Cascada cabrio: non sapevo nemmeno che esistesse, ma ci ha portato in giro per Palermo e dintorni, a testa alta
  • Alfa Giulietta: forse è il momento di fare un restyling
  • Alfa Giulia: bella, sicuramente bella, ma tanto indietro come elettronica e tanto scomoda. Troppo rigida e con la posizione incassata nell’abitacolo. Ma il motore e la trazione posteriore ti fanno dimenticare ogni difetto
  • Vw Tiguan: non particolarmente bella, ma piena di elettronica e comodissima. Ci ha portato egregiamente a Parigi ed è stato semplicissimo: ha praticamente guidato sempre lei ed io mi limitavo a tenere un ditino sul volante
  • Jaguar E-Pace: sicuramente confortevole, ma un po’ una delusione come interni. Mi aspettavo di più da una Jaguar
  • Volvo V90: esagerata!
  • Volvo XC40 ed Xc60: confort allo stato puro
  • Mercedes CLA: mi spiegate perché più si sale di livello e meno ti fanno i fari in autostrada sulla corsia di sorpasso, sebbene sia sempre io e guidi sempre allo stesso modo? Macchina divertentissima con piglio molto sportivo. Ci ho messo un po’ a capire il cambio, che sta al posto del tergicristallo, ma poi ha funzionato
  • Audi Q2 e Q3: Audi tutta la vita!
  • Audi A5. Nera. Spettacolo! A me non interessano le macchine. A parte questa…
  • E… dulcis in fundo: Toyota Land Cruiser. La macchina che ci ha portato in lungo ed in largo in Oman, che ho maltrattato, insabbiato nel deserto, sporcato. Ma che ci ha riportato a casa. Motore enorme e rumorosissimo, un mulo indistruttibile

Qualcuno mi sa spiegare perché dovrei comprare una macchina?

Il mio lavoro è andato benissimo, nulla da dire. E’ stato uno degli anni di maggior soddisfazione. Nella nostra vita sono uscite parecchie persone, alcune dolorosamente, ma meritatamente. Abbondantemente compensate da nuovi ingressi, piacevoli. Noi stiamo tutti bene, tranne il papà di Mariella che ha avuto qualche problemino, ma se Dio vuole dovrebbe essere tutto a posto.

Noi stiamo procedendo nella direzione di essere liberi da vincoli territoriali e da cose. La strada è ancora lunga, ma è segnata.

Nel 2018, a parte tonnellate di articoli su vari blog, ho letto questi libri:

Cosa ho imparato nel 2018

  • Che si può vivere benissimo senza macchina
  • Che si può vivere benissimo con meno cose e meno gadget. Dicevano che less is more… è verissimo
  • Che, organizzandosi, si può fare tutto. Attraverso una bilanciata scala di priorità si possono eliminare le attività inutili o che non si ha il tempo o voglia di gestire
  • Che viviamo in un mondo carico di pregiudizi e posizioni preconcette. Tendenzialmente figli dell’ignoranza
  • Che lo schema attuale del mondo occidentale in cui viviamo, pieno di aggressività, egoismi, campanilismi, pregiudizi, preconcetti, barriere sempre più alte, non mi appartiene più. Per niente
  • Che tutto DEVE girare intorno alla magica parola rispetto
  • Che non è necessario correre, perchè la vita va vissuta con i giusti ritmi. Ogni tanto, quando cerco delle conferme, mi fermo in una stazione della metropolitana di Milano e mi diverto ad osservare le persone che corrono, nevrotiche. E mi chiedo se davvero le loro vite sono tristi come lasciano trasparire.
    A proposito di lentezza e giusti ritmi, mi ha colpito molto la morte di Marchionne: un grande uomo con grandi visioni, che ha dedicato la sua vita al lavoro, con ritmi esagerati. E, dal mio punto di vista, gettadola al vento. Gli unici che ne beneficeranno saranno i suoi eredi (oltre agli azionisti FCA che l’hanno seguito, come ho fatto io negli anni). Credo sia un buon esempio di cosa NON debba essere fatto
  • Che la tecnologia, i social network, le diavolerie elettroniche ci stanno divorando le vite. Anche in questo caso, dopo essermi fermato in stazione in metropolitana, mi diverto a guardare le persone dentro e fuori  dai treni: tutti ingobbiti in posizione pre-neanderthaliana, attaccati al telefonino. Abbiamo perso la capacità di osservare il mondo e di vivere davvero l’unico momento che possiamo vivere: l’adesso.
    Io VIVO di tecnologia, ma utilizzandola in maniera corretta.

I miei propositi per il 2018

Fine anno è tempo di bilanci: ho dato un’occhiata ai propositi che mi ero prefissati lo scorso anno.

  • Correre la mia decima maratona, divertendomi e possibilmente in un bel posto  – Fatto: Venezia
  • Correre più di 2000 chilometri, divertendomi –  quasi: 1900
  • Trascorrere il prossimo capodanno al caldo – Fatto: Oman
  • Ridurre l’uso della televisione, sebbene la guardi già pochissimo – Fatto
  • Studiare le criptovalute e la blockchain –  Ho iniziato, letto qualcosa. Devo studiare ancora parecchio
  • Andare al Teatro Regio – Fatto: siamo andati con mia mamma ad un concerto per Natale e ci siamo divertiti tanto
  • Finire e “seoizzare” il sito di Casa Floriana, eterno incompiuto – No: per ora rimane l’eterno incompiuto…
  • Scrivere un ebook – no
  • Aumentare il mio tempo donato – Fatto qualcosa, ma vorrei fare di più
  • Eliminare del tutto dalla mia vita i criticatori seriali ed i negativi – Fatto: tra un po’ rimango solo ?

I miei propositi per il 2019

  • Parola d’ordine: RISPETTO. E’ la base di tutto e tutto deve girare intorno a questo concetto. Su questo sarò intransigente, in maniera assoluta
  • Seconda parola d’ordine: LENTEZZA. Corsa a parte, la vita va vissuta con i giusti ritmi, in ogni ambito
  • Aumentare tempo/soldi donati
  • Finire i miei siti e metterli a profitto
  • Continuare a correre. Divertendomi
  • Correre una maratona in 3h30’. Divertirmi qui è dura…
  • Viaggiare, vedere, visitare. Osservare il mondo. Con i miei occhi.
  • Svernare e passare i mesi più inquinati fuori da Torino. Possibilmente al caldo

Il mio 2018 è stato un buon anno, con un’unica nota negativa: sto iniziando a non vedere più da vicino… e c’è già chi mi prende in giro.

Buon 2019 a tutti!

Masirah Island - Oman