E io corro … missione compiuta

Milano Matathon

E io corro … missione compiuta

Nei giorni scorsi ho corso la Maratona di Milano. Avevamo detto che il mio obiettivo sarebbe stato di chiuderla entro le 4 ore senza soffrire come un cane. Direi che la missione è stata compiuta egregiamente!

E’ la prima volta che mi presento alla partenza di una maratona dopo un ciclo di preparazione “professionale”: da qualche mese a questa parte ho chiesto a Fulvio Massini di mettere un po’ di ordine nelle mie tabelle un po’ troppo empiriche. Devo dire che i risultati si sono visti e, a quanto pare, negli ultimi giorni non sono stato neanche troppo intrattabile: ho cercato di godermi ogni istante di questa esperienza.

Siamo arrivati a Milano (più Como in realtà che Milano) venerdi sera ed abbiamo passato la serata dai genitori di Mariella. La notte è trascorsa serena e sabato mattina siamo andati per tempo all’Expo della Maratona.
Devo dire che i milanesi sono come sempre di una perfezione incredibile: tutto era ordinato ed organizzato in ogni minimo dettaglio. Nel pacco gara ci hanno addirittura consegnato un giornaliero per i mezzi pubblici da utilizzare  durante il giorno della gara. Abbiamo incontrato Iuri Chechi: ma quanto è piccino? Piccolo, ma sicuramente un grande uomo!

Esaurito il sacro rito del ritiro del pettorale siamo andati a pranzo da Gianandrea: abbiamo trascorso con la sua famigliola una piacevolissima giornata e le ore sono scivolate in maniera serena. Ovviamente sono stato molto attento a ciò che ho mangiato, così come a cena.

Dopo cena la tensione ha iniziato inesorabilmente a salire, a partire dal momento in cui ho iniziato a preparare in maniera meticolosa il materiale che mi sarei dovuto portare a Milano l’indomani, controllando tutto compulsivamente 154 volte: il problema principale era dato dal meteo, perché non avrebbe fatto caldo ed avrebbe potuto piovere.

Sono andato a dormire e come da copione non ho chiuso occhio.
Sveglia alle 5 (ma ero già sveglio da ore): colazione, giro di integratori e schifezze sintetiche varie, soste ripetute e nervose in bagno (come fai ad essere sicuro di uscire di casa senza dover più andare in bagno?… un casino).
Alle 7.15 sono finalmente uscito di casa dopo aver controllato tutto altre 84 volte ed una volta entrato in macchina ha iniziato a piovere. Lungo in tragitto in autostrada ho incrociato l’incrociabile ed evidentemente la cosa deve aver funzionato, perché una volta arrivato a Molino Dorino ha smesso di piovere ed il meteo si è stabilizzato in quella condizione ideale che ci ha accompagnato per tutta la mattina (poco più di 10 gradi, nuvoloso, 3 gocce ogni tanto.. perfetto!).

Ho lasciato la macchina al parcheggio, deciso l’abbigliamento definitivo (che scelta importante… ), fatto il solito check infinito e lasciato alcuni strati di vestiti in macchina. Avevo con me il Garmin, il pettorale, il microchip, le spille, il biglietto della metro, il borsellino porta cellulare, il cellulare, i soliti 20€ per le emergenze, la vaselina, i cerotti, la testa. C’era tutto: potevo finalmente lasciare  la Zucca e prendere la metropolitana.

In metropolitana mi è arrivata dritta sui denti tutta la tensione che mi aveva graziato negli ultimi giorni, perché ad ogni fermata si riversavano nel vagone nuove ondate di maratoneti. Alla fine il treno era tutto stipato e trasudante della puzzetta sintetica di Decathlon e dell’odore intenso delle creme che con cui ci si innaffia le gambe. Tanti sguardi ancora un po’ addormentati, concentrati, tesi, emozionati, sguardi carichi di mesi di preparazione lasciati alle spalle, arrivati orami al dunque.

Anche il giorno della gara l’organizzazione è stata impeccabile: wc chimici in abbondanza, camion per il deposito borse, volontari ovunque. Tutto perfetto, va riconosciuto!
Ormai ho un po’ di esperienza, per cui ho il mio rituale consolidato: nell’ultima ora decido l’abbigliamento definitivo che userò durante la gara, metto cerotti, vaselina e pettorale, controllo il chip, mi vesto con un maglione che butterò via (questa volta l’ho dimenticato e me ne ha prestato uno Gigi), deposito la borsa nel camion, individuo un cespuglio in cui potrò fare la pipì come un cagnolino ogni 3 minuti e cerco un posto tranquillo vicino al cancello di partenza in cui possa sedermi rilassandomi per quanto possibile e concentrarmi fino a quando mancano 20 minuti alla partenza.

A meno 20 mi alzo, inizio a fare qualche esercizio per attivare muscoli, e circolazione. Faccio la pipì ad ogni cespuglio, presidiato e non, mi sposto lentamente verso il cancello di partenza, e mi godo a grandi boccate l’energia viva che si respira: musica, speaker, inno, elicotteri, gente concentrata, gente che piange, gente che si fa i selfie, pacer, libidine pura!

Sabato avevo chiesto a Fulvio che passo avrei dovuto tenere durante la gara. Facendo riferimento all’ultimo test sulla mezza fatto un paio di domeniche prima, mi ha consigliato di stare sui 5:15 al chilometro nei primi 30.
“E poi?” – gli ho chiesto io. “E poi acceleri: dopo i 30 (ndr: per me questa era pura follia, perché dopo i 30 di solito sei morto e non riesci a far altro che strisciare fino al traguardo … ) non guardi l’orologio, punti un gruppo davanti a te, lo raggiungi e lo superi; superato quel gruppo ne punti un altro e lo superi… così via fino all’arrivo”.
Ovviamente ero scettico ma gli ho dato fiducia e come un bravo bambino ho impostato in questo modo la mia strategia di gara.

I primi 8 chilometri stono stati i più belli, perché abbiamo corso nel centro storico di Milano, tra vie centrali, monumenti, duomo, gente festante.
Da lì in avanti è stato parecchio noioso: vie anonime, un pezzo di tangenziale, poco tifo lungo il percorso. L’organizzazione è milanese e come tale è tutto perfetto, ma anche il tifo è milanese e quindi praticamente assente e comunque molto compìto.
Addirittura due signore della Milano bene, avanti negli anni, vicino ad un punto di ristoro hanno commentato tra di loro, con perfetto accento da sciura milanese: “beh, spero che poi tireranno su tutto questo schifo”, riferendosi alla montagna di bicchieri, bottigliette, spugne ed integratori che si accumulano ai punti di ristoro (i volontari sono impeccabili e non rimane mai nulla per terra!).

Ho tenuto il mio passo, anzi, anche un pelo più veloce: la media generale era sui 5:10.
Stavo benissimo, i chilometri si sono susseguiti ad uno ad uno scivolando meravigliosamente con grande armonia. Mi sono goduto il paesaggio (scarso) dell’hinterland milanese, il tifo (scarsissimo), le solite scene di umanità dei corridori.
E poi, meravigliosamente, strada facendo, ho iniziato a notare i primi corridori inchiodati, mentre io continuavo a correre seguendo la mia media. Incredibile: questa volta non mi stavo inchiodando io, ma osservavo gli altri vittime del muro.
Ho passato i 30. Del muro neanche l’ombra.
Ho accelerato come da programma, per quanto possibile, portantomi a ridosso dei 5:00 al chilometro. Stavo sempre benissimo ed a quel punto il giochino consigliatomi da Fulvio funzionava meravigliosamente ed era un grande stimolo consentendomi di attingere a riserve di energie fino ad allora inesplorate. Dal 30° chilometro al traguardo ho superato 465 corridori e questa cosa mi ha dato un’energia pazzesca.

Ho sofferto introno al 38°. Ho iniziato ad avere male allo stomaco, il mio fisico iniziava a non poterne più degli integratori sintetici, stavo cominciando a spegnermi e ad esaurire progressivamente le energie. Ma come ti giri sei al 39°: ho rallentato un pelo cercando di gestire quella situazione.
Gli ultimi 2 chilometri sono passati in maniera indolore e poi ho visto il cartello dell’ultimo chilometro; poi sono iniziate le transenne con gli sponsor e la gente ai lati; poi in lontananza il cartello dei 350 mt, poi la musica, poi gli speaker, poi un volontario ha urlato qualcosa del tipo “coraggio che state facendo dei tempi mostruosi”… e lì forse ho capito che stavamo andando veramente forte (non avevo mai guardato il tempo: il Garmin mi dava solo un check ad ogni chilometro, con il passo. Quindi avevo un’idea del passo medio, ma non conoscevo il tempo), poi il cartello dei 250 metri, poi ho girato l’angolo ed ho visto in lontananza il traguardo con l’orologio, che segnava 3:40…. A quel punto ho realizzato che ce l’avevo veramente fatta, quel po’ di sangue ancora fluido ha iniziato a ribollire, mi sono venuti i brividi, piangere è impossibile perché non hai più lacrime, ho accelerato perché sapevo che a quel punto il mio real time era sotto le 3 ore e 40’ e sono volato oltre il traguardo.

Spento il Garmin ho guardato incredulo il tempo: 3:39:26.
Ce l’avevo fatta! Ho abbattuto di mezz’ora il tempo della mia ultima maratona, ho fatto il mio personal best a 45 anni suonati, ed ho avuto la conferma del fatto che nella vita, applicando metodo ed organizzazione, si può raggiungere qualsiasi risultato. E’ stato un inverno lungo e faticoso, ho corso tanto ed in condizioni meteo spesso improponibili. Ma ne è valsa la pena, ora ne ho avuto la conferma!

Sono rimasto qualche minuto inerme. Una volta ripreso ho affrontato il solito rituale di fine maratona: medaglia, consegna del chip, consegna del pacco di ristoro, ritiro della borsa nel camion, morte dei sensi appoggiato alla ruota del camion. A quel punto ho acceso il cellulare e mi sono messo in contatto con Mariella che stava gestendo il comitato di supporto seguendomi tramite il Live Track, ma mi aveva perso al 39° chilometro (c’era troppa gente connessa in zona arrivo).

Ho superato con fatica, zoppicando, le scale della metropolitana ed in treno ho letto con emozione i tanti messaggi di sostegno su Whatsapp e su Facebook. Tornato a casa ho rivisto Mariella ed i suoi. E’ stato molto bello e una volta tornati a Torino ci siamo concessi un buon vino ed una buona bistecca.

E’ andata ma, come da programma, archiviata questa, la mente pensa già alla prossima.
Non resta che alzare di nuovo l’asticella e prepararla!